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Geopolitica dei Bisogni Primari dell’Uomo

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Venerdì 17 Aprile 2015 ore 11.00 presso l’Aula Magna della Scuola di Medicina e Chirurgia, a S. Andrea delle Fratte, Perugia
Il prof. GIANCARLO ELIA VALORI
Ha tenuto un seminario dal titolo:
Geopolitica dei Bisogni Primari dell’Uomo
Diritto alla salute
Diritto alle risorse alimentari
Diritto alle risorse idriche

Il tavolo dei relatori dell’Aula Magna della Scuola di Medicina, vedeva la presenza del Magnifico Rettore dell’Università degli Studi di Perugia prof. Franco Moriconi, del prof. Elmo Mannarino Presidente della Scuola di Medicina e Chirurgia, del prof. Vincenzo Talesa Direttore del Dipartimento di Medicina Sperimentale e del prof. Fabrizio Stracci Direttore della Scuola di Specializzazione in Igiene e Medicina Preventiva .
In prima fila oltre molti docenti universitari, anche il Magnifico Rettore dell’Università per Stranieri di Perugia, prof. Giovanni Paciullo.
La platea gremita da studenti e docenti, a testimoniare l’interesse dell’argomento che il prof. Giancarlo Elia Valori ha trattato con estrema competenza analizzando il fenomeno dei Bisogni Primari dell’Uomo ed arrivando a quelli che vengono definiti Secondari.


Definendo e distinguendo secondo la psicologia contemporanea, e soprattutto secondo la scienza psicologica cognitiva, il modello dei bisogni, la loro “piramide” che va da quelli primari e legati alla stretta sopravvivenza, ovvero la respirazione, il sesso, il sonno, l’equilibrio metabolico (e si noti bene che, a parte la sessualità, tutto il resto della succitata fisiologia è automatico involontario e inconscio) alla sicurezza familiare, alla stabilità del lavoro, della proprietà e della salute psicofisica, il secondo livello.
Proseguendo poi con i bisogni dell’appartenenza, ovvero quelli legati alla stabilità affettiva, all’amicizia, all’intimità sessuo-affettiva. Il quarto livello dei bisogni è quello dell’autostima, della realizzazione di sè e dei propri progetti-programmi, insieme al rispetto sociale e al riconoscimento paritario di sè e della propria famiglia.
Il livello massimo, il sesto, della piramide dei bisogni è quello della realizzazione di tutti i propri progetti, la acquisita capacità di risolvere i problemi creativamente, che è la parte più importante di quella che nelle teorie cognitive si definisce come l’intelligenza, e il raggiungimento di regole morali private armoniche rispetto al contesto sociale. Questo per quanto riguarda la vecchia e ormai famosa “piramide di Maslow”.
C’è anche il bisogno della Trascendenza, della ricerca del fondamento morale e metafisico del Mondo e dell’Uomo, le domande che oggi, peraltro, sono ormai eliminate dal discorso pubblico, con danni psicologici e di autostima colossali. L’Uomo è un Animale Metafisico, non è una “scimmia nuda”, per usare il titolo di un vecchio libro di Desmond Morris.
I bisogni primari sono comunque quelli legati alla stretta sopravvivenza, che è però nell’essere umano un fenomeno altamente complesso, dove la società e la biologia della mente si sovrappongono continuamente, e dove quindi il limite tra l’Io e l’Altro è sempre variabile.
Peraltro, i bisogni primari sono, proprio oggi, fortemente socializzati e resi complessi. Anzi, il capitalismo di oggi e soprattutto del futuro si costituirà come una economizzazione degli impulsi primari e una astrazione sociale e simbolica che, però, riguarderà l’immediatezza inconscia dei bisogni.
Non è un caso, infatti, che, dalle tecniche di propaganda di Bernays (un nipote di Freud trapiantato in USA, dove suo zio portò la “peste” dell’inconscio contro le tradizioni puritane) ad oggi, nell’epoca dello “spin” politico e commerciale, la politica, la biopolitica soprattutto, che sarà appunto la ideologia del futuro, si basi sempre di più sulla manipolazione ed esaltazione della sessualità.
La fame, quella ossessione che fece vincere a Knut Hamsun uno dei pochi Nobel per la letteratura meritati, è anch’essa un bisogno primario ma, ormai, tutti, più o meno, mangiano in Occidente. Questo non accade in tante altre aree del globo, ma il problema non è tanto la quantità delle risorse, è il disastro della loro gestione.
Nel 2050, per esempio, il consumo mondiale di acqua dovrebbe aumentare del 55% rispetto ad oggi, e la popolazione delle megalopoli mondiali, che si espanderanno soprattutto nei PVS (Paesi in Via di Sviluppo) arriverà a un totale di 900 milioni di esseri umani che, salvo rari casi, non avranno accesso ad acque sane, pulite e in quantità sufficiente per i loro bisogni.
Nel 2050, sempre secondo i dati ONU-FAO, l’agricoltura dovrà produrre, per evitare l’aumento della fame mondiale, oltre il 60% in più di cibo, e soprattutto, dati gli attuali meccanismi demografici, si dovrà produrre il 100% di quello che oggi accade nei Paesi del Terzo Mondo.
Quindi più acqua per l’agricoltura, più acqua per lo sviluppo demografico, che avverrà soprattutto dove, già oggi, l’acqua scarseggia, ma ancora acqua per lo sviluppo economico e produttivo, che crescerà, dal 2000 al 2050, del 400%. Risorse idriche, quindi, strutturalmente scarse, ancora largamente mal distribuite e dipendenti spesso dal caso e dagli accidenti climatici, prevedibili ma non mutabili, e una capacità di riutilizzo delle acque inevitabilmente limitata e, spesso, tecnologicamente complessa e quindi costosa.
Per quanto riguarda i bisogni alimentari, essi sono inestricabilmente collegati a quelli per mantenere o raggiungere una buona salute. Il “Global Burden of Diseases” più recente, pubblicato come gli altri dalla WHO, ci ripete quello che sapevano già le nostre donne e i vecchi contadini: la salute dipende dalla buona nutrizione, e una cattiva alimentazione è la maggior causa di malattie gravi e invalidanti.
C’è il problema del sovrappeso di massa, che in Europa riguarda, e il dato è da meditare, quasi il 50% della popolazione adulta. Per i bambini i dati sono ancora più gravi. Più chili inutili, più diabete e malattie circolatorie, e una maggiore morbilità ad alcuni tumori.
Quindi più frutta e verdura, che sono la base di una dieta sana, una maggiore conoscenza delle regole dietetiche fondamentali, la riduzione dell’assunzione di sale del 30% in tutte le tradizioni alimentari europee, allattamento al seno più diffuso ancora di quanto accada oggi, dove la pubblicità della case produttrici di latte artificiale riesce a sedurre, magari con qualche “dono”, molti medici e, infine, insegnare alla gente a mangiare bene, ovvero a mangiare mediterraneo.
C’è quindi un nesso tra la nascita della civiltà e delle religioni monoteiste e quella delle più sane regole per l’alimentazione. Basterebbe parlare con un esperto medico nutrizionista per accorgersi che le plurimillenarie regole del kasherut ebraico sono, sul piano scientifico, assolutamente corrette e spesso innovative rispetto a tante “mode” nutrizionali ormai felicemente morte. E, quindi, si potrebbe pensare ad un nuovo bisogno primario: quello della conoscenza che, in questo contesto, si trasforma in prevenzione e, soprattutto, prevenzione di massa e nelle aree geografiche e sociali più a rischio.
Quante sono le risorse per sostenere questi bisogni primari, vecchi e nuovi? Una quantità immane, come è facile immaginare. La sola immunizzazione dell’infanzia, nei paesi più poveri, è costata una media di oltre 15 miliardi di usd, negli ultimi anni, e stiamo parlando delle sole vaccinazioni fondamentali.
Detto tra parentesi, sarebbe bene bloccare fin dall’inizio questa pericolosa retorica del rifiuto di massa delle vaccinazioni, che si sta facendo largo, insieme a tante altre idiozie fantascientifiche, in Occidente. Le terapie farmacologiche costeranno fino a 1,3 trilioni di US$ nel 2018, nel solo Primo Mondo, con una crescita di circa il 30% anno per anno.
In altri termini, o si modifica la struttura del welfare state sanitario, laddove ancora è presente, e si tratterà di risparmiare sui servizi e di razionalizzare l’offerta di terapie e farmaci, andando a trovare e a costruire o le molecole naturali, come indica la nutraceutica, oppure di costruire al computer le nuove molecole artificiali che rendono inattivi i virus, i batteri (sempre meno reattivi ai vecchi farmaci) le cellule tumorali o gli anticorpi impazziti di molte malattie autoimmuni.
Quindi, avremo una equazione nella quale, sia per il Primo che per il Terzo Mondo, le risorse disponibili sono strutturalmente in calo e, quindi, sono sempre più costose, il costo unitario della salute, indipendentemente dalle patologie, tende ad aumentare, e il tasso di differenziazione sociale e dei redditi (il famoso Indice di Gini) tende anch’esso a salire, rendendo la distribuzione delle risorse presenti sempre più difficile e/o costosa.
Saliranno ovunque i costi dell’intermediazione, politica, sociale, burocratica, e diminuiranno le coorti dei produttori e di coloro che si occupano dei bisogni primari, che diventeranno “lussi”; essi entreranno a far parte del nuovo ciclo di produzione capitalistica del futuro che sarà non solo basato sulla “comunicazione”, ma sempre più sulla manipolazione dei bisogni primari, che appariranno come secondari, e viceversa.
I bisogni primari diverranno dilazionabili e saranno sostituiti da piccoli consumi simbolici, mentre il cibo e la salute si polarizzeranno: poco cibo e di pessima qualità per molti, ma non per tutti i poveri del mondo, mentre le aree ricche, ad alta simbolizzazione dei consumi, aumenteranno i loro bisogni secondari.
Sempre però varrà la regola della trasposizione del bisogno da primario a secondario, e viceversa. Vi saranno poi sempre più malattie derivate da inquinamento ambientale, da quelle dell’udito (e del sistema nervoso) generate dall’inquinamento acustico alle altre patologie da disastro ecologico che, lo calcola ancora il WHO, valgono il 24% di tutte le condizioni patologiche. Per esempio, la palatoschisi è derivante, nella maggioranza dei casi, da una carenza di vitamine durante la gravidanza ed è quindi, come si può ricordare chi viveva nelle città italiane negli anni ’50 e ’60, una malattia ambientale causata dalla povertà e dalla mancanza di informazione medica. E anche questo sarà un terreno importante nei prossimi anni, sia nel Primo che negli altri Due mondi.
Questo e molto altro è ciò che ha tenuto inchiodati per più di un’ora, alle poltroncine della sala la maggior parte degli uditori.


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